Obbedire è meglio. Le regole della Compagnia dell'


Scrivere dell’ultimo libro di Costanza Miriano “Obbedire è meglio. Le regole della Compagnia dell’Agnello” per me, che ero già Costanza Miriano-maniaca prima ancora di conoscerla, è al tempo stesso un’emozione e un impegno, grandi. Un’emozione perché a mio modesto avviso, Costanza è una grande comunicatrice e con il suo stile colloquiale e intenso, tra un aneddoto sui figli e un altro su un’amica, ci serve pillole (talvolta “macigni”!) di saggezza “applicata” su come vivere da veri cristiani; un impegno perché avrei la presunzione, con le mie parole, di attirare quante più persone possibili a leggere i suoi libri, che sono stati e saranno sempre delle praticissime guide per la mia vita quotidiana.

Devo innanzitutto spiegare perché mi ritengo una fan di Costanza già da prima di aver letto i suoi libri (“Sposati e sii sottomessa” e “Sposala e muori per lei” entrambi editi da Sonzogno). Per il mio matrimonio, alla seconda lettura, ho scelto la famigerata lettera di san Paolo agli Efesini, in cui si invitano le mogli ad essere sottomesse ai mariti (sento già vibrare nell’aria le pietre delle femministe al mio indirizzo) come lo sono a Cristo; il che, ad una interpretazione superficiale, giustifica la reazione delle persone di sesso femminile cui ho proposto di leggere il brano, ripiegando alla fine su mio padre, che è stato ben contento di farlo. Ma ciò che forse i più non arrivano a leggere è che ai mariti viene chiesto molto ma molto di più e cioè di amare le loro mogli come Cristo ha amato la Sua Chiesa, dando la Sua vita per lei e per la sua salvezza. Mi pare un pochino più impegnativo, n’est-ce pas?

In questo terzo libro, Costanza Miriano offre ai suoi fortunati lettori un vademecum sulle regole per raggiungere la vera felicità scritto con sincera ed autentica ironia e apparente leggerezza e ci presenta la sua Compagnia dell’Agnello, vale a dire le tante persone speciali che rappresentano i suoi riferimenti, eroi ed eroine della vita quotidiana che con semplicità ci consentono di comprendere come il nostro essere cristiani si può e si deve manifestare in tutto ciò che siamo e facciamo.

Perché obbedire è meglio, dunque? Come riportato nel suo blog, www.costanzamiriano.com, “se fossimo perfetti non ci converrebbe obbedire” ma siccome non lo siamo, anzi siamo limitati e deboli, è molto meglio per noi non abbandonarci alla volatilità dei nostri sentimenti e delle nostre propensioni, affidandoci invece completamente a Colui che ci ama in maniera totale, completa e che vorrà sempre e solo il nostro bene. Dobbiamo chiudere “i sentimenti in cantina, nel ripostiglio, dentro un acquario, in qualsiasi luogo sigillato dal quale non possano fuoriuscire” come fa Marta, poi chiedere a Gesù di indicarci la via, perché solo così potremo avere una visione vera di ciò che è meglio per noi. Se chiediamo a Dio di agire nella nostra vita “i miracoli ce li tira dietro”.

L’importante è aver ben chiara la meta, Cristo, poi tutto il resto si organizza di conseguenza. Nel momento in cui si raggiunge la consapevolezza di essere amati da Dio, la via è chiara, conformarsi e aderire completamente a Cristo seguendo quanto ci ha insegnato, spegnendo il nostro ego “cialtrone e millantatore” che troppo spesso ci porta alla depressione, la cui unica vera cura è amare gratis, così come Lui ci ama; così facendo riempiamo quel vuoto esistenziale di cui troppo spesso soffriamo perché perdiamo di vista l’obiettivo, distratti dalla fallace opzione della libertà a tutti i costi che non porta altro che insoddisfazione e tristezza. Come i bambini, anche noi per essere sereni abbiamo bisogno di regole, semplici, chiare, per definire il nostro campo di “gioco”, per rimanere al nostro posto di combattimento, quello che Lui ci ha affidato, senza lasciarsi prendere dall’inutile atteggiamento del “se avessi fatto” o “se non mi fossi sposato”. Come dice Lavinia, figlia di Costanza “Bè, scusa, se sognassi di essere diversa da quella che sono sarebbe come dire che Dio ha sbagliato!”. Come contraddirla?

Noi siamo qui e ora per uno scopo, ognuno il suo. Per gli sposati, la famiglia è l’unica via che porta a Dio e il percorso è fatto non solo di impegno e sacrificio(“luogo solo di lavoro, obbedienza, fatica, croce”), ma di gioie enormi, come lo sguardo beato del neonato appena allattato, il sorriso soddisfatto del pargolo dormiente dopo una giornata intensa, l’abbraccio di due sorelle dopo un litigio, le coccole a letto che non bastano mai (quindi “l’esatto contrario, il posto più attraente del mondo”). Costanza è estremamente pratica nella sua esposizione. Afferma, tra le altre cose, che una madre con tre figli non può andare in giro per il mondo a far del bene. Tuttavia può fare molto per i suoi figli, per la sua famiglia - che è il posto a lei affidato - facendoli crescere in un ambiente che sia d’esempio per loro, per crescerli nella fede così da, eventualmente, se ne avrà ancora le forze, uscire poi con loro nel mondo a far del bene tutti insieme. 

La sostanza della santità è la docilità, vivere secondo la carne è voler controllare tutto. Farsi tritare, svuotarsi, questo è il cristianesimo, ed è per tutti”…”Cercare Dio dove sei, vivi, lavori. Non inseguendo lo spiritualismo, ma essendo proprio totalmente di carne, nella vita che ci è chiesto di vivere oggi. Solo questo? Solo questo. E non è poco”. La fede non è mero spiritualismo, non è l’eremo con gli uccellini che cinguettano, ma è portare la croce della nostra esistenza attraverso gli impegni, non nonostante gli impegni, obbedendo alla famiglia, ai figli, al marito, alla moglie, agli amici, cioè a tutte le persone attraverso le quali Dio si manifesta a noi, in questo esatto momento, per darci l’occasione di seguirlo, di sceglierlo, di abbandonarci al Suo amore perfetto, senza fidarci di noi che siamo limitati e abbiamo “un bug nel software che fa girare i neuroni”.

Obbedire significa anche (e Costanza lo fa magistralmente) rimettere ordine nei ruoli famigliari, con una bella educazione “sessista” (maschi e femmine sono diversi e ben distinguibili!) e un ripristino del sovvertito ordine gerarchico operato dal pensiero “unico” post moderno secondo cui uomini e donne sono uguali. Nemmeno nel codice civile è scritto così, se non vi fermate al primo comma dell’art. 143 e leggete bene il terzo comma “Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia”. Se affido a mio marito il compito di preparare la cena, il massimo che posso aspettarmi sono i bastoncini di pesce o una pasta al pesto (probabilmente salatissima e scotta o cruda) alle 21.30, quindi continuerò a cucinare con le mie cucciole sotto i 36 mesi attaccate alle gambe o alternativamente in braccio e il mio ometto che mi chiede di giocare a scacchi (considerando che per i casi estremi c’è sempre la pizza a domicilio!).

Grazie Costanza, perché dai la speranza a chi, come me e i miei amici del gruppo Devoti a Maria, non si arrende alla logica di questi tempi che vuole addirittura lasciare la scelta del cognome per i figli, abbattendo tutti i capisaldi, le fondamenta della visione tradizionale e vera, originaria, di famiglia, e lasciando i bambini, che sono il futuro di questo mondo, nel mare sconfinato della visione individualistica della realtà, del “come mi sento” (con tutti i danni irreparabili che ne potrebbero conseguire), perdendo di vista il motivo per il quale siamo stati messi al mondo, per essere a Sua immagine e somiglianza. 

Chiamatemi bigotta, retrograda, omofoba, ma io voglio la famiglia di una volta, con il padre che comanda, la madre sottomessa (cioè messa sotto, a base e fondamento della famiglia, che senza di lei, così, vacilla pericolosamente) e i figli obbedienti perché imitano i genitori che, per primi, obbediscono. 

Buttate tutti i libri che avete in casa di self help che promettono felicità e successo e leggete Obbedire è meglio, vi ritroverete a leggerlo e rileggerlo mille volte, per farlo completamente vostro, perché è tremendamente utile, pratico, applicabile, una vera guida sulla strada verso la santità e verso Cristo. Se bisogna avere un modello, meglio puntare in alto, giusto?

Elisa Zafferani

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